Franco Mandelli, grande clinico e precursore degli studi e della cura della leucemia e delle malattie del sangue, ci ha lasciato lo scorso 15 luglio
Il suo impegno per questa patologia ha aperto la via a un eccellenza italiana da tutti riconosciuta.

AIPaSiM lo ricorda con profonda gratitudine .
Paolo Pasini , Enrica Morra, Matteo Della Porta, Valeria Santini, Luca Maurillo, Esther Oliva

 

Addio a Franco Mandelli, la sua eredità nella scuola romana. L’allievo: “Per lui il paziente sempre al centro”

Con Franco Mandelli scompare il padre dell’Ematologia italiana. Già ordinario alla Sapienza, dell’Ematologia può essere considerato il capostipite, insieme con Sante Tura di Bologna, a Pierluigi Rossi-Ferrini di Firenze, ad Alessandro Pileri di Torino. È stato lui a “tirare” di più, forte anche della costituzione del gruppo dell’Ematologia romana con sede all’Umberto l e del varo di due grandi associazioni, una di volontariato, l’Ail – contro leucemie e linfomi (seconda solo all’Airc l’Associazione per la ricerca sul cancro) – e l’altra di cooperazione clinica scientifica, Gimema, Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto.

“È stato il professor Mandelli a promuovere la nuova linea di ricerca e terapia sui trapianti di midollo osseo”, ricorda William Arcese, tra i suoi allievi più stimati, che oggi dirige l’Ematologia della seconda università romana a Tor Vergata. “Per dare vita all’attività trapianto, mi spronò a varare la banca per la raccolta del sangue del cordone ombelicale”. E proprio da Mandelli, Arcese fu inviato a Seattle, a Londra, a Parigi, per acquisire conoscenze e metodologie nei centri di trapianto più prestigiosi.

 Portano la firma di Franco Mandelli oltre settecento pubblicazioni scientifiche, alcune delle quali rivelatesi cruciali nel campo delle leucemie acute. Valgano per tutte, quelle sulla leucemia promielocitica, malattia del sangue tra le più aggressive. Riuscì a dimostrare, come prova una recente pubblicazione di un altro suo allievo, Francesco Lo Coco, l’efficacia di un trattamento a base di acido retinoico e arsenico – senza ricorrere alla chemioterapia – per portare alla guarigione dalla patologia altrimenti fatale, oltre il 90 per cento dei pazienti. Con Arcese e Lo Coco, anche Sergio Amadori e Giuseppe Avvisati, continuano oggi a muoversi sulla strada tracciata da Franco Mandelli. Il primo è presidente di Gimema, il secondo guida l’Ematologia del Campus Biomedico.

A Mandelli si deve anche lo sviluppo di acquisizioni scientifiche e di tecniche cliniche nell’Ematologia pediatrica. Con l’attività scientifica e clinica, a fare di lui un grande ematologo sono stati il suo piglio manageriale e le sue doti umane. Con il primo ha saputo unire professionisti diversi per organizzare gruppi e associazioni capaci di veicolare e divulgare i risultati degli studi e delle esperienze cliniche. Con la sua umanità ha saputo alleviare sofferenze e affanni. “Il paziente”, ricorda Arcese, “è sempre stato al centro della sua attività di ricerca e delle sue attenzioni in corsia, una sensibilità, la sua, ereditata dalla sua scuola”.

R.it 15 Luglio 2018

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