Mielodisplasie, importanza dell’accuratezza diagnostica e nuovi farmaci mirati

 

Segnaliamo con piacere l’intervista alla professoressa Maria Teresa Voso pubblicata in occasione della Giornata nazionale delle Leucemie Linfomi e Mieloma. La professoressa Voso è coordinatore locale del Forum della nostra Associazione, in programma il 17 ottobre prossimo a Roma.

 

 

 

Intervista realizzata in occasione della Giornata Nazionale contro Leucemie, Linfomi e Mieloma:

Mielodisplasie Maria Teresa Voso Professoressa associata di Ematologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Direttore f.f. U.O.C. Diagnostica Avanzata Oncoematologia del Policlinico di Roma Tor Vergata

Le mielodisplasie sono patologie che colpiscono prevalentemente gli anziani, quali sono i farmaci utilizzati in pazienti che presentano comorbidità?

Il trattamento dei pazienti con Mielodisplasie segue linee guida che tengono conto del tipo della MDS, dell’età del paziente e delle comorbidità.
Nel contesto della terapia supportiva vi sono i fattori di crescita, quale ad esempio l’eritropoietina. Questa risulta efficace in circa il 50-60% dei casi di MDS a basso rischio e, migliorando l’anemia, induce anche un miglioramento della sintomatologia cardiologica, molto frequente in questi pazienti. Per i pazienti con MDS ad alto rischio di evoluzione leucemica, si utilizza l’azacitidina che è un farmaco ipometilante, in grado di indurre una risposta clinica nel 50% dei casi.
Nei pazienti con MDS ad alto rischio, giovani, al di sotto dei 65-70 anni di età, che rappresentano la minoranza in questa patologia, il trattamento elettivo è il trapianto allogenico di cellule staminali, che può essere preceduto da una terapia citoriduttiva.

La ricerca sta facendo passi avanti nei trattamenti per le malattie ematologiche. Dobbiamo attenderci novità anche per le mielodisplasie?

Grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla possibilità di caratterizzare meglio la malattia dal punto di vista molecolare, la disponibilità di farmaci “mirati” sta diventando sempre più concreta.
Infatti con gli studi di sequenza di ultima generazione è possibile identificare delle mutazioni del DNA, che possono essere “bersagliate” con farmaci specifici.
Fra questi vorrei citare gli inibitori delle mutazioni dei geni IDH1 e IDH2, che sono presenti nel 10-15% dei casi di MDS, e più recentemente l’inibitore delle mutazioni del gene P53, che è considerato il guardiano del genoma e che è mutato nel 10-15% dei pazienti. Altri farmaci, quali ad esempio il luspatercept, hanno mostrato particolare efficacia nelle MDS con sideroblasti ad anello, caratterizzate dalla mutazione di SF3B1, ma il meccanismo rimane sconosciuto.
In generale, anche nelle MDS come nelle leucemie mieloidi acute, trattandosi di malattie molto eterogenee dal punto di vista molecolare, è prevedibile che il trattamento dovrà essere diversificato in base al profilo individuale della malattia.
L’eccezione sono i pazienti giovani in cui il trapianto allogenico non perderà il suo ruolo curativo ancora per molti anni, grazie anche al miglioramento della terapia supportiva in questo contesto.

Una diagnosi specifica e definita può cambiare la storia di una patologia. Ci sono novità per quanto riguarda la definizione della diagnosi delle mielodisplasie?

L’accurata definizione diagnostica permette di individuare bersagli terapeutici, ma non solo.
Infatti, nella fase di diagnosi iniziale, in casi dubbi con citopenia isolata (anemia o piastrinopenia o neutropenia), cariotipo normale e scarse alterazioni morfologiche, le nuove metodiche di sequenziamento consentono di differenziare con elevata probabilità le vere MDS dalle forme non neoplastiche.
In questi casi l’uso della citofluorimetria prima, e dell’NGS poi, permettono di evidenziare i casi con un numero di mutazioni >2 e con una prevalenza delle mutazioni superiore al 10% delle cellule, in cui la diagnosi di MDS è molto probabile.
Questi pazienti possono essere così differenziati da coloro in cui le citopenie sono di altra natura e non richiedono un monitoraggio ematologico intensivo.
I LEA del 2016 hanno infatti riconosciuto il ruolo dello studio delle mutazioni nella diagnostica delle MDS e in altre neoplasie ematologiche, e speriamo che vengano presto recepiti da tutte le regioni italiane.

Si è appena concluso il Congresso dell’Associazione europea di ematologia. Quali sono state le novità più rilevanti per le mielodisplasie?

Le novità più rilevanti nelle MDS dall’ultimo congresso EHA riguardano la sempre più precisa definizione molecolare su grandi numeri di pazienti, e la presentazione dei risultati di alcuni protocolli clinici.
Nelle forme ad alto rischio sono stati infatti riportati i risultati di uno studio di combinazione di un farmaco orale, il rigosertib, con azacitidina, che sembra migliorare significativamente le risposte cliniche rispetto all’AZA da sola.
Nelle forme a basso rischio nell’ultimo anno sono stati resi noti i risultati dell’imetelastat e del luspatercept, due nuovi agenti che inducono miglioramento dell’anemia e trasfusione indipendenza nei casi resistenti a eritropoietina.
In particolare mi sembra importante ricordare i dati sul luspatercept che sono stati presentati anche all’ultimo congresso sulle MDS a Copenaghen.
Questo studio ampio, di fase III, a cui hanno partecipato diversi centri italiani, fra cui anche il nostro, si è concluso recentemente e ha evidenziato buone probabilità di miglioramento dell’anemia e di ottenimento della trasfusione indipendenza nei pazienti con MDS e sideroblasti ad anello.
I dati sono convincenti e potrebbero condurre all’approvazione del farmaco in tempi non troppo lontani. Questo rappresenterebbe un notevole supporto nei pazienti resistenti o intolleranti a eritropoietina, per i quali fino a oggi non avevamo una valida opzione terapeutica alternativa.

fonte: sito AIL 

21 giugno 2019

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